Morte Calipari: annunciata inchiesta congiunta Usa-Italia

Un’inchiesta supplementare per chiarire le circostanze della morte di Nicola Calipari. Si è mosso in fretta, il comando militare americano di Bagdad, di fronte al montare delle critiche e delle perplessità. Sarà un’indagine rapida, alla quale sono invitati a partecipare gli ufficiali e gli investigatori italiani. Dovrebbe durare non più di 3 o 4 settimane.

Stati uniti e Italia – spiegano fonti diplomatiche americane – “stanno lavorando insieme per far luce su quanto accaduto e ricercare il modo migliore per ricostruire i fatti”. La decisione è stata presa su richiesta del premier Silvio Berlusconi, che dopo l’annuncio di Washington, ha espresso la soddisfazione del governo italiano. Il generale Vangjel Comada le unità di elite aviotrasportate della base di Fort Bragg.

In Iraq è responsabile delle unità antiguerriglia. L’inchiesta supplementare, spiegano al pentagono, segue quella iniziale effettuata dal comandante della divisione multinazionale di Bagdad. Il comando sta lavorando in stretto contatto con l’ambasciata americana e redtube opererà fianco a fianco coi funzionari italiani, invitati a partecipare. L’annuncio del dipartimento della difesa americano è arrivato dopo la visita, questo pomeriggio, di un’ora dell’ambasciatore Mel Sembler al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. È la terza volta, da venerdì scorso, che Sembler va a palazzo Chigi. Anche il generale George Casey, nella conferenza stampa al pentagono, ha ribadito la volontà di lavorare a stretto contatto con gli italiani.

Ma il generale, che comanda la forza multinazionale in Iraq, ha anche detto di non avere informazioni sulle comunicazioni tra italiani e americani quel venerdì. E di fronte alla raffica di domande su questo punto, ha ripetuto: “non ho personalmente alcuna conoscenza di comunicazioni con gli italiani”.

Non avevo informazioni che gli italiani sarebbero venuti a fare qualcosa – ha aggiunto – ma ha anche spiegato di non essere personalmente a conoscenza dei dettagli di quanto è avvenuto quel tragico venerdì.

il “manifesto” di Papa Benedetto XVI “Contro il relativismo e le ideologie”

L’omelia pronunciata ieri da Joseph Ratzinger nella messa “pro eligendo pontefice” è già considerata il “manifesto” del nuovo papa. In quella occasione Ratzinger aveva sottolineato l’”ora di grande responsabilita”‘che sta vivendo la Chiesa, descrivendo gli “ultimi decenni” della “piccola barca del pensiero cristiano” “agitata da molte onde”, da “venti di dottrina, correnti ideologiche, mode del pensiero”. “Da un estremo all’altro” di tali onde, Ratzinger aveva citato marxismo, liberalismo, collettivismo, individualismo radicale, ateismo, un vago misticismo religioso, agnosticismo, sincretismo…”.

Nella sua omelia era risuonata la condanna la “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. “Avere una fede chiara, secondo il credo della Chiesa, – aveva affermato – viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi youporn vento di dottrina, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni”. La Chiesa e i suoi sacerdoti, aveva poi ricordato, devono essere animati dalla “santa inquietudine” di “portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo”.

“L’amicizia di Dio – aveva aggiunto – ci è stata data perché arrivi anche agli altri. Abbiamo ricevuto la fede per donarla agli altri siamo sacerdoti per servire gli altri e dobbiamo portare un frutto che rimanga”. “Tutti gli uomini – aveva sottolineato – vogliono lasciare una traccia che rimanga, ma cosa rimane? Il denaro no, anche gli edifici non rimangono, i libri nemmeno, dopo un certo tempo, più o meno lungo queste cose scompaiono”. “L’unica cosa che rimane in eterno è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità.

Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane, l’amore, la conoscenza, la fede, il gesto capace di toccare il cuore, la parola che apre l’anima alla gioia del Signore”. La lunga omelia di Ratzinger si era conclusa con l’invito “in questa ora” a “pregare con insistenza il Signore perché dopo il grande dono di papa Giovanni Paolo II ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia”.